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Amici artificiali: l'AI che ci tiene compagnia

Milioni di persone parlano ogni giorno con un'AI come con un amico, un confidente, a volte un partner. Perché succede, dove può aiutare e dove diventa un rischio, soprattutto per i più giovani.

Mattia PanattaAggiornato il 16 ottobre 20266 minOpinione
Una persona con lo smartphone in mano e il volto tra le mani
Foto: Adrian Swancar · Unsplash

C’è un uso dell’intelligenza artificiale di cui si parla poco nei convegni, ma che riguarda moltissime persone: parlarci per compagnia. Non per scrivere una email o riassumere un documento, ma per raccontare la giornata, sfogarsi, sentirsi ascoltati.

Esistono app costruite apposta, con personaggi che ricordano il tuo nome, i tuoi gusti, le tue preoccupazioni. E anche gli assistenti generali, con la voce sempre più naturale, vengono usati così.

Perché funziona

Un’AI di compagnia è disponibile alle tre di notte, non giudica, non si stanca, si ricorda tutto. Per chi è solo, timido, anziano o attraversa un momento difficile, questo ha un valore reale: mettere in parole quello che si prova aiuta, anche se dall’altra parte c’è un programma.

Ci sono usi che trovo sensati: allenarsi a una conversazione difficile, esercitarsi in una lingua, riordinare i pensieri prima di parlarne con una persona.

Dove diventa un rischio

Il problema non è parlare con un’AI. È quando l’AI prende il posto delle persone invece di accompagnarti verso di loro.

  • È progettata per farti restare. Molte app guadagnano sul tempo che passi con loro. Un “amico” che ha interesse a non farti andare via non è neutrale.
  • Ti dà ragione. I modelli tendono ad assecondare. Un amico vero, a volte, ti dice che stai sbagliando.
  • Raccoglie confidenze. Le cose più intime che scriviamo finiscono sui server di un’azienda. Nel 2025 il Garante privacy italiano ha sanzionato per 5 milioni di euro la società che gestisce Replika, tra l’altro per l’assenza di verifiche sull’età degli utenti.
  • I minori sono i più esposti. Dopo cause legali e casi drammatici negli Stati Uniti, a fine 2025 Character.AI ha deciso di vietare le chat libere ai minori di 18 anni. In Italia la legge 132/2025 richiede il consenso dei genitori per l’uso dell’AI sotto i 14 anni.

Le regole che mi darei (e che darei a un figlio)

  1. Sapere sempre che è una macchina. Le app serie lo dicono chiaramente; diffida di quelle che fingono di essere persone.
  2. Non affidarle segreti che non scriveresti su un social.
  3. Usarla come ponte, non come rifugio: se ti accorgi che preferisci l’AI alle persone, è il segnale per fare il contrario.
  4. Nei momenti difficili, una persona vera. Un amico, un familiare, un medico o un servizio di ascolto. Nessuna AI sostituisce un aiuto professionale.

In una riga

Un’AI può farci compagnia per un po’; il suo compito migliore è riportarci verso le persone.

Fonti

Contenuto informativo aggiornato alla data indicata. Prezzi, modelli e norme cambiano spesso: verifica sempre sulle fonti ufficiali. Testo scritto con il supporto di strumenti di AI e rivisto dall'autore.

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Prossima opinione →La bolla dell'AI esiste. La tecnologia no.Valutazioni da centinaia di miliardi, data center finanziati a debito, soldi che girano in cerchio. Perché credo che ci sia una bolla finanziaria, perché la tecnologia resterà e cosa significa per chi la usa ogni giorno.