Quanto preoccuparsi dell'AI, senza panico e senza ingenuità
Tra chi parla di estinzione e chi di allarmismo esagerato, provo a separare i rischi concreti di oggi da quelli speculativi di domani. Entrambi meritano attenzione, ma in modo diverso.

Geoffrey Hinton, premio Nobel e uno dei padri delle reti neurali, dice che c’è una probabilità non trascurabile che l’AI sfugga al nostro controllo. Jensen Huang, che guida l’azienda che vende i chip su cui gira quasi tutta l’AI, dice che l’allarmismo è andato troppo oltre. Demis Hassabis e Dario Amodei, che i modelli li costruiscono, stanno nel mezzo: rischi seri, gestibili con regole e ricerca.
Chi ha ragione? Credo che la domanda sia mal posta. Parliamo di rischi molto diversi, su orizzonti molto diversi, e mescolarli produce o panico o indifferenza.
Rischi di oggi: concreti e già qui
Questi non sono ipotesi. Succedono adesso, e riguardano chiunque.
- Truffe e frodi. Voci clonate con pochi secondi di audio, video falsi di dirigenti che chiedono bonifici urgenti, phishing scritto in italiano perfetto.
- Deepfake e reputazione. Immagini e video falsi di persone reali, compresi contenuti sessuali non consensuali. L’Europa li ha vietati nel 2026, l’Italia ha introdotto un reato specifico, ma la tecnologia per produrli resta accessibile.
- Privacy. Dati personali e aziendali caricati in strumenti senza le tutele giuste.
- Sicurezza informatica. Gli attaccanti usano l’AI per trovare vulnerabilità e scrivere malware; gli agenti aprono nuove vie d’attacco come la prompt injection.
- Errori in decisioni importanti. Allucinazioni in documenti legali, medici, finanziari, quando nessuno verifica.
- Concentrazione del potere. Pochissime aziende controllano i modelli più capaci e l’infrastruttura per farli girare.
Su questi rischi la buona notizia è che le difese esistono e sono in gran parte comportamenti: verificare, proteggere i dati, stabilire procedure, educare. Le guide di questo sito parlano soprattutto di questo.
Rischi di domani: incerti ma non da ridere
Poi ci sono i rischi su cui si dividono i ricercatori:
- Uso malevolo in ambiti estremi, come le armi biologiche: modelli capaci di dare un aiuto significativo a chi vuole fare danni. I laboratori testano i modelli proprio per questo prima di rilasciarli, e la ricerca che usa l’AI per progettare virus fa discutere anche quando ha scopi legittimi.
- Perdita di controllo: sistemi molto capaci che perseguono obiettivi diversi da quelli voluti, e che sono difficili da correggere. Qui c’è chi stima rischi significativi e chi li considera fantascienza.
Non ho la competenza per dare probabilità. Ma osservo due cose. La prima: a preoccuparsi non sono solo outsider, ma anche alcune delle persone che hanno inventato questa tecnologia e che la costruiscono oggi. La seconda: la ricerca sulla interpretabilità (capire cosa succede dentro un modello) e sulla sicurezza sta facendo progressi reali, e merita più risorse, non meno.
Cosa penso, in sintesi
- Non è utile il panico. Chi si convince che “tanto finirà male” smette di agire su ciò che può controllare, cioè quasi tutto ciò che conta nel breve periodo.
- Non è utile l’ingenuità. Chi liquida ogni preoccupazione come allarmismo di solito ha un interesse economico a farlo, o non ha guardato da vicino i rischi di oggi.
- Le regole servono. L’AI Act non è perfetto, e il rinvio del 2026 sull’alto rischio lo dimostra, ma il principio è giusto: più il rischio è alto, più servono controlli, trasparenza e responsabilità. Così come servono test indipendenti sui modelli più capaci prima del rilascio.
- La responsabilità resta umana. In ogni uso concreto, qualcuno deve rispondere delle decisioni prese con l’AI. Nella mia professione è anche un obbligo di legge, e lo trovo giusto.
Cosa puoi fare tu
- Stabilisci una parola d’ordine in famiglia e in azienda contro le truffe vocali.
- Verifica prima di usare ciò che l’AI produce nelle decisioni importanti.
- Proteggi i dati con i piani e le impostazioni giuste.
- Informati da fonti serie, che distinguono annunci, indiscrezioni e speculazioni.
- Partecipa al dibattito: le regole sull’AI si stanno scrivendo adesso, e riguardano tutti.
In una riga
Preoccuparsi in modo utile vuol dire occuparsi dei rischi che possiamo ridurre oggi, senza smettere di prendere sul serio quelli che non capiamo ancora.
Fonti
- 60 Minutes — Geoffrey Hinton interview
- CBS Sunday Morning — Nvidia CEO on why he disagrees with AI alarmism
- Google DeepMind — The future of intelligence (Demis Hassabis)
- Bloomberg Originals — Inside the Mind of Anthropic CEO Dario Amodei
- BBC News — AI just created a brand new virus. Should we be scared?
- IBM Technology — 2026 Threat Intelligence Index
Contenuto informativo aggiornato alla data indicata. Prezzi, modelli e norme cambiano spesso: verifica sempre sulle fonti ufficiali. Testo scritto con il supporto di strumenti di AI e rivisto dall'autore.
